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Cosa è un lampo? Che differenza c'è con un tuono? Diciamo subito che essi sono rispettivamente l’effetto visivo e sonoro dello stesso fenomeno meteorologico: il fulmine.
I fulmini più facilmente osservabili sono quelli fra una nuvola e il suolo, soprattutto di notte, quando l’oscurità del cielo viene abbagliata da una luce viva, più forte e splendente di quella che potremmo riuscire a produrre noi esseri umani con migliaia di riflettori. Tuttavia l’origine del fenomeno non è ancora del tutto chiara.

Condizione essenziale per la formazione dei fulmini è la presenza di un particolare tipo di nube: il cumulonembo, all’interno del quale si generano forti correnti ascendenti e discendenti, nonchè numerose particelle di ghiaccio.
Sono proprio queste particelle di ghiaccio, all’interno della nuvola, ad essere ritenute l’elemento scatenante dello sviluppo dei fulmini, in quanto possono provocare la separazione forzata delle particelle con cariche positive e negative, contribuendo così all’innesco della scarica elettrica.

Gli ioni positivi e gli elettroni negativi si attraggono fortemente, ma sono separati da uno strato di aria (che è isolante), per cui si accumulano rispettivamente sulla terra e nella nube, aumentando la loro forza attrattiva, pur restando separati. Quando le cariche diventano troppo numerose, gli elettroni cominciano a formare dei piccoli camminamenti fino a raggiungere gli ioni positivi, in questo modo ioni positivi ed elettroni si neutralizzano, rilasciando una certa quantità di energia che si trasforma subito in calore e rende conduttrice tutta la striscia carica di elettroni tra il suolo e la nube. Ne consegue che la sottile striscia di aria, molto ramificata, in cui si muovono e si neutralizzano gli atomi, si trasforma in “plasma”, ovvero raggiunge temperature dell’ordine di milioni di gradi. Questo stato di plasma non è stabile e dura solo qualche millesimo di secondo, tuttavia in questo tempo estremamente breve, le particelle emettono una luce fortissima che è quella che noi vediamo e chiamiamo “lampo”.

Sappiamo inoltre che l’aria, per un principio fisico, quando viene riscaldata, si espande. Ne segue che, durante la scarica, la striscia d’aria si gonfia enormemente, generando un’onda d’urto negli strati d’aria vicini. Subito dopo (in meno di un millesimo di secondo) la situazione si normalizza, per cui l’aria non è più ionizzata e la temperatura scende ai valori che aveva prima del passaggio della scarica elettrica, per cui avviene una seconda onda d’urto dovuta al fatto che la striscia d’aria si “sgonfia”. Questa doppia onda d’urto è simile ad un battito su un tamburo, cioè emette un suono molto forte e frastagliato: è quello che noi chiamiamo “tuono”.
















Le aurore polari (boreali se si verificano nei pressi del Polo Nord, australi se si verificano nei pressi del Polo Sud) sono fenomeni luminosi formati da larghe bande colorate di rosso, azzurro o verde. A causare tali spettacoli è l'energia del vento solare che interagisce con l'atmosfera della Terra

La corona, la parte più esterna dell’atmosfera solare, si espande e investe con una corrente continua lo spazio interplanetario. Questa corrente è il vento solare ed è composto da protoni ed elettroni con tracce di nuclei di elio. 
Secondo gli studi più recenti il sole, attraverso il vento, immetterebbe nello spazio una massa di un milione di tonnellate di particelle al secondo


La velocità delle particelle va da 200 a 900 chilometri al secondo. Il vento solare ha una temperatura che varia da qualche migliaio a un milione di gradi centigradi e provoca alterazioni nei campi magnetici della Terra e degli altri pianeti.
Quando le particelle elettriche del vento solare investono l'alta atmosfera della Terra, eccitano gli atomi di azoto e ossigeno presenti nell'aria, facendo passare gli elettroni su un'orbita più esterna e più energetica. Gli elettroni però tornano velocemente al loro posto e nel farlo emettono energia sotto forma di luce.
Il fatto che le aurore polari si verifichino soltanto alle alte latitudini è una conseguenza della geometria del campo magnetico terrestre. Le particelle del vento solare hanno carica elettrica e vengono attirate verso i Poli Magnetici che all'incirca corrispondono con i Poli Geografici.
Solo in caso di ondate di vento solare eccezionalmente intense si possono ammirare le aurore polari anche a latitudini più basse; come successe nel 1959, quando si verificò l'Evento di Carrington, ovvero la più grande tempesta solare mai registrata. Le aurore furono visibili anche a basse latitudini, negli Stati Uniti e in Europa (anche in Italia) e fu allora che se ne capì la causa notando che il Sole, in quei giorni, aveva macchie solari eccezionalmente grandi.
























A circa 18 km nell’entroterra di Varna, in Bulgaria, poco distante dalla capitale di Sofia, si trova il sito di Pobiti Kamani, una formazione rocciosa naturale davvero unica nel suo genere.
La ‘foreste di pietra’, così come viene chiamata dai locali, si compone di numerosi gruppi di insolite colonne di pietra, la maggior parte delle quali raggiunge un’altezza tra i 5 e i 7 metri, e con uno spessore che varia dai 0,3 ai 3 metri di diametro.
I curiosi pilastri di pietra coprono un’area totale di quasi 7 km², con gruppi minori di colonne un po’ più distanti dal centro. Certamente, le rocce che si trovano nel cuore della ‘foresta’ sono le più importanti, le quali da sole coprono una superficie di quasi un chilometro.
La cosa più strana è che queste colonne sono cave e il loro interno è riempito di sabbia. Inoltre, oltre alle colonne visibili sul terreno, ve ne sono alcune collocate nel suolo, le quali raggiungono una profondità pari a quella di un palazzo di tre piani.


Sin dai tempi del Primo Impero Bulgaro, la ‘foresta di pietra’ è ritenuta un luogo sacro, intriso di potenti forze soprannaturali. La disposizione delle colonne, infatti, appare tutt’altro che casuale, con alcune di esse allineate in file che fanno quasi pensare alle colonne di un tempio greco o di un’acropoli.
La forma cava di questi pilastri sembra essere così deliberata da suggerire uno scopo o un disegno di qualche tipo, tanto che i primi coloni della zona attribuirono la loro creazione a un popolo antico di uomini potenti. Chiaramente, queste idee hanno alimentato le numerose leggende che sono sorte nel tempo per spiegare l’origine di Pobiti Kamani.
Una tra le più credibili di queste leggende vuole che i pilastri di pietra siano ciò che resta del colonnato dell’antico tempio di Poseidone della scomparsa cultura di Atlantide, della quale alcune vestigia sarebbero immerse nelle acque del vicino Mar Nero.
Benchè la scienza ufficiale dica il contrario, quando si arriva sul sito si ha l’impressione di trovarsi di fronte ai resti di un antico tempio, con le colonne regolarmente distanziate e munite di supporto per fissare travi di legno trasversali.
In alcune delle rocce che delimitano l’area sembrano comparire volti apparentemente umani, tanto che gli abitanti del luogo hanno spesso dato loro dei nomi. Uno dei più famosi è ‘il soldato’ che si erge a guardia di Pobiti Kamani.




Grattarsi è un comportamento misterioso: perché lo facciamo? Cosa lo provoca? E se è solo prurito, perché spesso lo si associa al linguaggio del corpo?
Sono di normale credenza associazioni del tipo :  naso = bugia, orecchio = onestà, gola = fiducia, occhio = paura.
Purtroppo non è così. Il nostro corpo ha zone sensibili, zone erogene, ma ad oggi la scienza ci dice che non esistono punti specifici che abbiano un significato emotivo preciso. Quindi è ovvio che NON si può in nessun modo capire cosa uno pensi solo dal fatto che gratti o meno un punto specifico del corpo.
Ma il prurito allora indica qualcosa?  Nel 90% dei casi significa che c’è un disagio specifico, e se questo non ha cause esterne – pizzichi di insetti, vestiti scomodi, eritemi cutanei e simili – vuol dire che il problema è di tipo psicologico.
Studi recenti ci dimostrano che grattarsi ha sempre un significato che quasi mai ha a che fare con le punture d’insetto o cose simili, sembra invece molto legato alla tensione.
C'è da dire però che il prurito al naso non è del tutto casuale. Difficile immaginare che Collodi, quando scrisse Pinocchio, avesse presente questo effetto, ma in onore della sua storia è chiamato “effetto Pinocchio“. Gli scopritori di  quest’effetto affascinante sono i dottori Hirsch e Wolf, della Fondazione Smell and Taste dell’università dell’Illinois. Ecco in cosa consiste:
Quando si è sotto tensione (ad esempio quando si deve mentire) il cuore batte più in fretta. Questo effetto rilascia nel corpo delle catecolamine, ovvero degli ormoni dello stress. In pratica accade che, sotto tensione, il nostro corpo reagisce male, e produce questi ormoni d’allarme per essere pronto all’emergenza, ad esempio fuggire da un pericolo. Ciò che a noi interessa è che queste catecolamine hanno un effetto molto potente su alcuni tessuti, come quelli del naso, che tendono a gonfiarsi. Non è un effetto che possiamo notare ad occhio nudo, certo non si parla di un risultato alla Pinocchio, ma è sufficiente a generare l’effetto che chiamiamo prurito.

Risultato finale: quando siamo sotto tensione ci grattiamo soprattutto il naso e altri tessuti “bersaglio” degli ormoni d’allarme.